Da Materialismo a Moralismo: Il primo quadriennio di Papa Francesco

Il primo quadriennio di Papa Francesco si conclude in questi giorni. Proprio in occasione di questo anniversario Il papa è riuscito a dare una perfetta sintesi del suo pontificato con la frase: «Il lavoro è dignità, toglierlo è peccato grave». Il papa riformatore riesce in un colpo solo a far capire da dove è venuto: l’Argentina di Peron, e dove forse sta andando: un mondo dove la Chiesa non conta più nulla. Permutando materialismo con moralismo. Riciclando una sorta di marxismo alla buona omogeneizzato per le masse, dove l’apologia del lavoro serva per strappare l’applauso. La ricerca continua dei consensi mostrano i limiti di questo papa. Quello che prima pensavo fosse solo una forma: poseur, presenza spettacolare nei mass media, irriverenza per il ruolo, invece rivela la sua sostanza e il suo limite oggettivo. La Chiesa impegnata a bonificarsi non riesce ad avere più un ruolo trainante nella realtà contemporanea. Erano già arrivati segnali di questa limitazione nel corso del primo quadriennio di pontificato: uno tra tanti il rilievo del Il patriarca melchita Gregorio III Laham, relativo alla politica dell’accoglienza varata, in occasione della crisi siriana, dalla Santa Sede.

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E’ sparito il TG1

A proposito di Minzolini, vi ripropongo una cosa che scrissi nel 2011.

Le conversazioni in italiano sono sempre delle occasioni di confronto per noi che abitiamo fuori i confini della Patria. Gli italiani si portano un pezzo d’Italia in tasca, e lo tirano fuori continuamente. Li incontro, parlo con loro e provo a vedere la cifra, il legame linguistico dei nostri discorsi. Ancora li riesco a capire, ed è un sollievo, perché forse rimasi troppo impressionato da una signora, appena arrivata da New York all’aeroporto di Palermo che parlava un siciliano impossibile. E’ la lingua partita un secolo fa con i nostri emigranti, portata dentro i bauli assieme ai ritratti dei cari. Quella lingua che hanno parlato in famiglia, che li ha difesi dall’inglese, che li ha fatti sentire una comunità. E’ la stessa lingua che la signora parlava e che nessuno, compreso me, a Palermo capiva.
Penso che potrebbe capitarmi lo stesso con l’italiano, anche se credo di avere più opportunità di tenerlo“aggiornato”.
Riguardo gli “aggiornamenti”, nella lingua parlata rilevo la sparizione del soggetto della frase, si parla di come agisce, descrivendo l’azione ma non si dice chi lo fa.

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Sulla ruota di Napoli

Napoli secondo estratto

Quando Putin esce in auto dalla piazza del Cremlino, superato il primo anello attorno al Palazzo, le auto del corteo presidenziale sfrecciano su di una unica corsia chiusa al transito pubblico e dedicata alle auto del Potere. Chi conosce le misure di sicurezza come quelle della Casa Bianca, ad esempio e non solo, sa che questa peculiarità riguarda esclusivamente la capitale russa. Mosca è una città dal traffico infernale, e se intere arterie fossero chiuse totalmente si potrebbe crearsi istantaneamente un soggetto rivoluzionario esplosivo che manco i decabristi avrebbero potuto così insolfare. Vi sono città e popoli allergici alle delimitazioni. Gente claustrofobica e istintivamente nubilosa e saturnina di fronte alle barriere.

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La cacciata di Lama dall’Università, 17 febbraio 1977 – Roma

Quello delle proteste a Lama a Roma non fu un errore politico della nuova sinistra, fu piuttosto una scelta dettata da un errore di valutazione. Le condizioni di vita della classe operaia si uniformavano a quelle della classe media e assistiamo alla prima e decisiva rivoluzione antropologica della società italiana: i ceti medi urbani tendevano tutti ad assomigliarsi ed erano spinti dagli stessi bisogni, uniformandosi alla legge dei consumi di massa. Erano quindi cessate le cause per una rivoluzione diretta e violenta. Quelli furono gli anni del consociativismo e il Partito Comunista cominciò a finanziare la sua attività con l’espansione sul territorio nazionale di imprese, soprattutto cooperative, che facevano capo al partito e gli erano funzionali.

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Tutti sul re: i primi giorni di Trump

La prima settimana di Trump è contraddistinta, come si poteva facilmente prevedere, da un turbine di polemiche. L’elemento che salta immediatamente agli occhi è che il parziale disimpegno in politica estera è contemporaneo a una rapida decadenza della classe media statunitense. Il fenomeno Trump non è la causa ma un effetto diretto di queste due tendenze e le misure da lui prese non sono nuove e in qualche maniera appartengono ad un comportamento fisiologico degli US: Nel 1942 più di centomila giapponesi, molti dei quali possedevano cittadinanza statunitense, vennero deportati perché creduti potenziali nemici. Il provvedimento fu firmato da un presidente democratico: Franklin Delano Roosevelt e fu assolutamente contrario allo spirito della nazione, ma avvenne e a nessuno venne l’idea di chiedersi secondo quale logica si potesse agire così insensatamente.

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